Ministero dei trasporti, un film già visto

Non sto parlando del Titanic e della sua orchestrina anche se l’analogia è quantomai calzante.

Un settore fermo da mesi, con una domanda tutta da ricostruire, convocato al Mit per annunciare aiuti? Macché, per annunciare l’arrivo del foglio di servizio elettronico. E perché? Perché “ci sono dei vincoli: la legge in vigore e la sentenza della corte costituzionale“.

Come se fossero la stessa cosa, come se la prima non fosse stata fatta per decreto di notte (sbaglio o i 5 stelle lamentano il ripristino dei vitalizi per gli ex parlamentari perché fatto di notte come agiscono i ladri?) e la seconda non avesse valenza di legge e inappellabile.

Come se il dibattito sulle semplificazioni riguardasse tutti tranne gli NCC, a breve chiamati ad arrampicarsi tra prenotazioni, fogli di servizio, registratori di cassa portatili e già che ci siamo, a ricostruirsi la domanda da soli. Come se non si fossero già espressi i garanti della privacy sia italiano che europeo sulla necessità che VI SIA UN VALIDO INTERESSE PUBBLICO per chiedere e custodire i dati dei passeggeri. Come se l’interesse si verificasse solo e soltanto quando si usa l’NCC mentre su tutti gli altri mezzi si può rimanere anonimi.

Abbiamo chiesto un’azione di discontinuità politica, ma dubito verremo ascoltati. La legge in vigore non è nata in parlamento, nelle commissioni o nei tavoli tecnici. E’ nata altrove, messa in un decreto e fatta ingoiare a tutti tramite la fiducia. Nemmeno una sentenza della corte costituzionale è servita a riportare il senso delle istituzioni in questa istituzione e abbiamo già scritto di come cambi l’orizzonte quando si passa dall’opposizione al Governo.

Attendiamo la bozza, ma non possiamo fare a meno di notare l’indirizzo politico che non si è spostato di una virgola rispetto al precedente Ministro, o forse è che in tema di taxi/ncc il Ministro non è mai cambiato negli ultimi 15 anni.

Staremo a vedere, l’orizzonte è fosco soprattutto per una categoria incapace di vederlo e per la quale, per andare in piazza, serve il salto dei libretti, ma a quel punto, come sempre è tardi.

Non ripartiremo a breve, e per quando riusciremo a mettere la testa fuori dall’acqua si stanno preparando i bastoni per ributtarci sotto.

Riusciremo a cambiare la storia?

Fatemelo sapere.

Francesco Artusa