Lo strano caso della morte di Luca Latella

Per prima cosa è doveroso porgere le nostre più sentite condoglianze alla famiglia di Luca dato che ce ne occupiamo così come porgiamo tutto il nostro sdegno verso quei (pochi) che hanno cercato di approfittare di una tragedia per affibbiare un morto alla categoria NCC (o a uber) alla sola vista di un Mercedes Vito nero.

Sgombriamo subito questo campo.

Il veicolo coinvolto aveva una targa tedesca e questo rende impossibile qualunque coinvolgimento di attività autorizzata dallo Stato italiano, punto.

A leggere i resoconti giornalistici però, con un minimo di esperienza e di sangue freddo emergono altre stranezze che qui esponiamo sotto forma di domande:

  1. Il peruviano ubriaco che ha tamponato Luca non risulta proprietario del Mercedes V il che è doppiamente strano per uno che ufficialmente svolge la professione di commerciante d’auto.
  2. Perché la targa tedesca? Solitamente questo è un escamotage utilizzato da chi vuole rimanere sconosciuto all’erario italiano a da chi vuole evitare ogni tipo di sanzione (anche quelle a mezzo di autovelox) e di sequestro del veicolo. Operazione assai più complicata in presenza di veicolo straniero.
  3. Il peruviano (non si provi nemmeno a pensare a sfondi razzistici, non disponendo delle generalità non possiamo identificarlo in altro modo) ha dichiarato di aver bevuto alle 4 di mattina mentre l’incidente è avvenuto alle 8.45. Che ci fa una persona sola in giro tutta la notte con un mezzo da 9 passeggeri?
  4. I vigili hanno riferito di aver sentito puzza di birra all’interno del veicolo. Anche un tasso alcolemico di 1,5 difficilmente impregna un veicolo di quelle dimensioni. Questa testimonianza unita al posizionamento a “salottino” dei sedili posteriori fanno pensare che c’erano altre persone che hanno bevuto il quel mezzo.
  5. Perché qualcuno spende 50/60 mila euro per acquistare un Mercedes Vito per poi prestarlo ad un commerciante d’auto? E perché il commerciante che risulta intestatario di decine di veicoli adotta come veicolo personale un 9 posti “prestato” pur avendo un nucleo familiare di sole 3 unità?

Fatte queste considerazioni ci sentiamo di suggerire di indagare sulla ipotesi che ci vorrebbe in presenza dell’ennesimo abusivo che senza alcuna autorizzazione trasportava passeggeri a pagamento.

Quei soggetti che si trovano fuori dai locali nel sostanziale disinteresse di chi dovrebbe controllare.

Sono certamente più a buon mercato degli operatori regolari, del resto, basta avere una patente (anche appena riconsegnata dopo il ritiro per guida in stato di ebrezza) per guidare. Giusto?

Targhe straniere

Per molti anni abbiamo (assieme ad altri) denunciato il fenomeno delle targhe straniere come veicolo per l’abusivismo segnalando che si metteva a rischio l’incolumità dei passeggeri e degli altri fruitori della strada. Abbiamo sempre ricevuto indifferenza in cambio e puntualmente, tanto per fare un esempio, a fine mese ci vedremo invasi da centinaia di van con targa tedesca che faranno da autisti a gruppi di persone tra Milano e Monza in occasione del GP d’Italia.

Un sistema che lasciato prosperare ha assunto le connotazioni di un racket tanto che a Milano ormai un Van su due che circola per il centro è condotto da cinesi, sudamericani o persone dell’est. Di questi veicoli molti hanno targhe straniere e nessuno ha una autorizzazione.

Perché chiedere agli operatori professionali rigidi requisiti morali e psicofisici, tasso alcolemico 0, revisioni annuali di veicoli (anche nuovi) quando chiunque può improvvisarsi autista nella sostanziale impunità? Cosa aspettiamo come Stato per smettere di farci prendere in giro così facilmente? Un Morto basta? Due?

Nessuno rispose alle nostre domande quando morì l’europarlamentare Buonanno coinvolto in un incidente con un veicolo (immatricolato ad uso privato) condotto da un albergatore che riportava in aeroporto gli ospiti del suo Hotel.

Lo chiediamo anche in virtù dei pareri ministeriali che autorizzerebbero gli hotel di dotarsi di navette per portare in giro gli ospiti.

Che si tratti di servizi di cortesia lo dimostrerebbe il fatto che il prezzo del soggiorno non cambia che si usi la navetta o meno. E’ certo, del resto se non ti fai la doccia o se non consumi la colazione inclusa o se non usi la Tv ti fanno lo sconto al check out… o no?

La vita vale di più

Il punto è che è davvero inconcepibile e barbara l’idea che la tutela delle persone passi da quanto spendano.

Se non paghi vorrai mica essere sicuro di arrivare a destinazione? Ma stiamo scherzando? Vogliamo anche togliere l’obbligo di cintura per i veicoli che valgano meno di un tot? Togliamo il casco ai ragazzini se lo scooter gli è stato regalato da papà? La tutela del passeggero deve essere una priorità, punto.

Speriamo che il messaggio riesca a scuotere qualche coscienza o a renderla più impermeabile alla pressione di qualche lobby.

Francesco Artusa.